venerdì 17 gennaio 2014

Nudo e arte: danzatrici "scoperte" in un Rigoletto

L'anno che si è da poco concluso è stato quello del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, autore di opere famosissime come il Nabucco, l'Aida, il Rigoletto. Proprio del Rigoletto parleremo in questo articolo.

Nella rappresentazione al Teatro Verdi di Padova nel 2010, con la regia del maestro Stefano Poda, durante l'esecuzione della notissima aria "La donna è mobile" alcune danzatrici compaiono a seno scoperto. Come ben sa chi conosce l'opera, il nudo è del tutto coerente nel contesto e, come si vede nelle due foto, tratte dal sito del regista, è presentato con buon gusto e senso artistico.

Quando, nel febbraio dell'anno seguente, l'opera nella versione di Poda viene presentata al Teatro Sociale di Rovigo, un consigliere comunale, Paolo Avezzù (della lista Forza Rovigo), grida allo scandalo. Il seno delle danzatrici pare essere un tabù per lui e, dato che, oltre al regista, attacca anche l'assessore alla cultura, di schieramento politico opposto, forse è anche e soprattutto un pretesto per una polemica politica.


In una lettera aperta, il consigliere scrive: "Ma cosa c'entravano queste scene di nudo con la collaudata tradizione del Rigoletto di Verdi? Niente, solo scene di cattivo gusto in omaggio alla moda di usare la nudità per attirare l'attenzione". E' una tirata che potrà compiacere i moralisti ma che manca di fondamento. Che vuol dire "la collaudata tradizione"? Forse per oltre un secolo e mezzo tutte le Gilde hanno portato gli stessi abiti di Teresa Brambilla e tutte le Maddalene hanno avuto la stessa acconciatura di Annetta Casaloni nella prima del 1851 alla Fenice di Venezia? Ovviamente no.

Fa sorridere che il consigliere parli di "moda di usare la nudità". Ritenere il nudo femminile una "moda" vuol dire non conoscere la storia dell'arte. Quanti pittori e scultori hanno ritratto donne nude? Dobbiamo considerare moda di cattivo gusto, per fare un solo dei tanti esempi che si potrebbero portare, lo splendido nudo femminile nell'angolo destro del Baccanale degli Andrii di Tiziano? (immagine qui sotto)


Paolo Giani Cei, assistente del regista Stefano Poda, che mi ha gentilmente risposto sull'argomento, replica con elegante (ma anche pungente) ironia alle polemiche del consigliere comunale di Rovigo: "i "braghettoni" sono sempre esistiti, penso sia un istinto naturale di certi esseri umani, un'attitudine che colpisce solo alcuni, un po' come le vertigini o l'insonnia".

"In televisione siamo abituati alla peggio volgarità," prosegue Giani Cei "eppure la minima gamba scoperta sul palcoscenico desta ancora - in platea e addirittura dietro le quinte! - inspiegabili turbamenti. Come lei ben solleva, la questione è come sempre il buon gusto e la raffinatezza stilistica con cui si rappresentano le immagini". Lo hanno ben capito le danzatrici che hanno portato la loro arte sul palco con il seno scoperto e Giani Cei ne elogia giustamente la professionalità: "sul palcoscenico le professionalità più rigorose sono sempre quelle dei danzatori, che hanno un rapporto col proprio corpo molto maturo, e quindi anche nel reperire tali personalità si può lavorare per fortuna senza falsi pudori". Giani Cei fa notare la coerenza con la trama: "le donne a seno nudo appaiono durante la celeberrima aria della Donna è mobile, ed insieme a Maddalena costituiscono una rappresentazione totale degli "Amori" del Duca."

Anche lui fa volentieri riferimento al pittore da me richiamato: "Lei cita Tiziano e sicuramente avrà presente la tela dell'Amor sacro e Amor profano, (nell'immagine qui sotto, ndr) in cui si mostra la dicotomia tramite due figure di donna, entrambe molto seducenti, una vestita ed una ignuda. E, il nostro politico di Rovigo dovrebbe studiare, ovviamente l'Amor sacro è la donna svestita, molto più "celeste" dell'altra: l'abito non conta, la superficie nemmeno, conta l'anima."

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