venerdì 24 gennaio 2014

Marialaura Matthey: anche l'occhio vuole la sua parte

Il noto proverbio "anche l'occhio vuole la sua parte" potrebbe essere il motto dell'artista Marialaura Matthey, sia perchè nella sua attività artistica ha mostrato un forte interesse per gli occhi delle persone, sia perchè, ci sia permesso aggiungerlo, è davvero bella e non per nulla l'abbiamo inclusa tra le "very special girls dell'anno" del 2013 con il titolo di più bel nudo dell'anno per la sua interpretazione del personaggio di Leda in un progetto artistico di rivisitazione di alcuni affreschi di Pompei (di cui avevamo scritto qui nel blog).

E' un piacere presentare ora un'intervista a Marialaura e alcune immagini (ne potete trovare molte altre nel suo sito che vi consigliamo di visitare).

Ci racconti le tappe della tua carriera artistica?

La mia carriera artistica è iniziata prestissimo, all’incirca all’età di 6 anni, quando ho scoperto di avere questa predisposizione per l’arte e tutto ciò che la riguarda. I miei compagni di classe alle elementari mi chiamavano “la bambina degli occhi”. Perché disegnavo con qualsiasi cosa su qualsiasi superficie solo occhi! Nella mia famiglia l’arte e la bellezza sono sempre state nell’aria che ho respirato. Già dai primi anni di liceo ho iniziato una specie di ricerca artistica/estetica tra i miei compagni studiando i loro volti cercando i loro punti di forza pronta per farli emergere. Durante e dopo il liceo ho comunque approfondito i miei studi artistici, studi che mi hanno portato nelle maggiori città europee come Londra, Madrid Vienna e Parigi, ma anche New York e in Australia. Proprio negli Stati Uniti, precisamente a Brooklyn ho iniziato la mia carriera, partecipando ad una collettiva alla Lala Gallery. Nel 2010, diciamo che c’è stata una svolta veramente importante per la mia carriera. Ho presentato il progetto “Segni dal Corpo” sia a Campiglia Marittima in Toscana che alla Pica Gallery di Napoli, e questo progetto ha riscosso un successo sia a livello di pubblico che di critica. Nel 2013 invece c’è stata la mia prima personale al PAN di Napoli, con “Eyes to Eyes”, una raccolta di foto di occhi che tutt’ora porto avanti come progetto principale del mio lavoro e della mia ricerca. Infatti questa ricerca è sbarcata anche a Londra, dove ho presentato alla Debut Contemporary Gallery il progetto “London Calling”, una raccolta di circa 500 scatti londinesi. Adesso continuo la mia ricerca artistica che mi ha portato ultimamente di nuovo negli Stati Uniti, a New York e Miami dove ho assistito all’Art Basel e in Africa.


Quali artisti ti hanno ispirato o semplicemente ritieni interessanti?

Sono ovviamente un’appassionata d’arte, e in particolare innamorata della performance art, della body art, della pop art e in generale dell’arte degli anni ‘70. Gli artisti che più mi hanno ispirata sicuramente sono Marina Abramović, Hermann Nitsch, Bill Viola, Keith Haring, Andy Warhol, Vanessa Beercroft, Maurizio Cattelan, Banksy, William Kentridge, Martin Schoeller ed ancora Anish Kapoor, Francesca Woodman, Giulio Paolini, Piero Manzoni, Renato Mambor, Mario Schifano, Giorgio De Chirico, Magritte e ancora altri! Un artista in particolare però ha influenzato più di tutti la mia passione per la fotografia, Mimmo Jodice che ho avuto la fortuna e l’onore di avere come mentore. E’ stato lui a infondere in me la ricerca antropologica nell’arte e nei soggetti artistici.

Ci parli della tua raccolta di foto di occhi? Come è nata l'idea e quale impressione vuoi comunicare?

Non esiste una vera e propria idea alla base per questa mia raccolta. Gli occhi hanno esercitato da sempre su di me un’attrazione molto forte. Sono anche oggetto della mia professione, gli occhi per me sono la cosa più importante in una persona, ma non a livello fisico, ma a livello espressivo, estetico e comunicativo. E in realtà non esiste un’impressione da comunicare. Il mio lavoro si svolge come una ricerca, una ricerca ovviamente anche personale. Dal mio ultimo viaggio, in Africa, però sono stata attratta tantissimo dagli occhi dei bambini, bambini veramente piccoli, 4 anni circa. Il loro sguardo è uno sguardo veramente profondo e innocente. E forse proprio questa attrazione così forte mi ha rivelato che quello che cerco è la purezza.

Hai fatto una serie di autoritratti fotografici e in alcuni video di presentazione delle tue opere compari come visitatrice/presentatrice delle opere esposte (vedi immagini sotto). Mi verrebbe da dire che sei autrice dell'opera d'arte e insieme sei anche parte dell'opera stessa. E' un'interpretazione corretta?

Sì, è assolutamente un’interpretazione corretta. Il mio corpo è sempre stato “l’oggetto” che avevo con immediata disponibilità. Io sono sempre stata cavia di me stessa, il mio corpo è sempre stato oggetto/soggetto delle mie continue esplorazioni e realizzazioni.




Ci parli della tua partecipazione alla rivisitazione dei dipinti di Pompei del Team[:]niel nel quale hai interpretato la Leda del mito classico?

Sì, ho parteciato a questa mostra grazie all’incontro con Veronica, presentatami da Mauro Paparo Filomarino della galleria Filomarino. Ho deciso di partecipare perché mi piaceva come idea per rilanciare Pompei e soprattutto il gusto classico e artistico del progetto.

Nel nostro blog la tua foto nella parte di Leda nel dipinto antico è stata indicata come il più bel nudo del 2013, al contempo sensuale e raffinato.

Mi fa piacere ma lo trovo estremamente generoso.

(Nota del blog: Ad essere estrema, in realtà, è la modestia dell'artista: come si nota nell'immagine qui sotto il titolo assegnatole dal blog è meritatissimo!)


Ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi progetti in corso o futuri?

Attualmente sono a Londra, e nel futuro più prossimo parteciperò ad un evento molto importante qui a Londra, una mostra collettiva e spero di riuscire a organizzare qualcosa con il materiale realizzato in Africa. E poi sto progettando un’installazione per la Metropolitana di Napoli.

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