venerdì 22 febbraio 2013

5 risposte: Silvia Giordano

Silvia Giordano è candidata alla Camera in Campania per il Movimento 5 Stelle. Ecco le sue risposte ai cinque punti proposti dal nostro blog.


1) La protezione della maternità per le donne lavoratrici, in particolare per quelle con un lavoro precario.

Io sono dell'idea che quello che lo Stato può cercare di fare è di iniziare realmente ad essere uno Stato sociale, almeno per quello che può. Cerco di spiegarmi: in quasi tutti i campi la donna è costretta a scegliere se essere lavoratrice o madre perchè, come ben sappiamo, spesso i due ambiti sono contrastanti. Se sei fortunata invece hai un lavoro che ti permette di fare entrambe le cose ma devi spesso rinunciare a promozioni, trasferimenti, in altre parole d una carriera. E se invece una mamma è disoccupata e trova un lavoro accettabile fuori città, cosa dovrebbe fare? e se aggiungiamo anche l'ipotesi che questa madre non ha un compagno che potrebbe aiutarla?  Non stiamo parlando di casi estremi, sono situazione fin troppo presenti nel nostro Bel Paese e tutto ciò è inaccettabile. Pensiamo alle quote rosa in politica quando una donna spesso se non ha una buon sostegno alle spalle non  ha neanche il tempo di essere di dedicarsi a tale attività. Io sono candidata, ma sono single. Non ho una famiglia, non ho un figlio. Fossi stata lavoratrice (per lo più precaria) e madre avrei potuto fare lo stesso. E allora basta cercare di dare finte soluzioni che purtroppo io vedo solo come dei semplici contentini e cerchiamo davvero di fare qualcosa di pratico: centri di accoglienza competenti e pubblici (non solo asili) per coloro che hanno una madre lavoratrice. Aumentare i permessi a disposizione per i padri, non è detto che in caso di bisogno debba per forza correre la madre. Queste sono solo alcune delle proposte ma ce ne sono tante fattibili bisogno solo avere la volontà e il coraggio di metterle in pratica.

2) La tutela della sicurezza delle donne dalla violenza in casa e fuori.

Certezza della pena è la prima cosa a cui ho pensato quando ho letto la domanda. Quella ci dovrebbe essere sempre, senza se e senza ma, su qualsiasi tipo di violenza, ma non vorrei parlare del sistema giudiziario, rischierei di uscire fuori tema. Che vuole che le dica: ormai  abbiamo sentito di tutto di più, a partire dal fatto che se una donna viene violentata ed ha una minigonna è in parte colpa anche sua perchè ha incitato un tale gesto, all'ultima legge sullo stupro di gruppo dove se, faccio un esempio, quattro persone violentano un ragazza non sono quattro persone che commettono un reato, ma è uno stesso reato commesso da quattro persone quindi ci potrebbe essere una riduzione della pena. Neanche nel peggior incubo si può immaginare un quadro del genere, e stiamo parlando di violenza da parte di estranei, perchè abbiamo anche la violenza domestica, quella cioè ricevuta da un familiare, i cui dati fanno rabbrividire. Ogni tre giorni in Italia una donna muore per mano del compagno, marito, fidanzato, padre, basti pensare che le donne che muoiono per violenza domestica sono di numero maggiore delle donne che muoiono per incidente stradale. Dopo questo quadro generale penso sia chiaro il mio pensiero: devono essere riviste delle leggi, posso uscire anche con un top al posto della gonna (ovviamente è una provocazione) ma nessuno ha il diritto nè si deve sentire autorizzato a mettermi le mano addosso senza il mio consenso. La legge non può avallare questo tipo di comportamento. Chi violenta, e sia ben chiaro non parlo solo di violenza fisica, deve essere punito, senza attenuanti, ovvio, ogni caso è diverso da un altro, e il giudice ha una sua discrezionalità, ma non si possono dare attenuanti quali il modo di vestirsi della vittima. Dopo fatto ciò, il passo immediatamente successivo sono i centri di ascolto e di protezione per due principali motivi: chi è vittima di violenze soprattutto se da parte di un familiare non deve aver paura di una sua rivalsa nè su di sè nè eventualmente sui suoi figli e, punto altrettanto importante, la vittima ha bisogno di un aiuto psicologico che le faccia capire che quello che sta accadendo, che le violenze subite, non se le merita, non sono colpa sua e che la situazione deve cambiare e deve avere il coraggio di farlo.
 
3) Il matrimonio per le coppie costituite da due donne.

Al di là del fatto che sono totalmente favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, siano esse uomini o donne, sono del tutto favorevole alla libertà di scelta in qualsiasi campo (aborto, eutanasia, etc etc). Ognuno deve poter scegliere se vuole sposarsi o meno, per quale assurdo motivo questa deve essere una scelta riservata agli etero?! Posso provare a capire il perchè sia così per la chiesa, anche se pure in tale campo ci sarebbe da discutere, ma perchè è così per lo Stato mi è ancora oscuro. Non ci sono cittadini di serie A e di serie B, soprattutto se questa distinzione viene fatta su gusti personali. E' ingiusto e, a mio parere, anche incostituzionale: Il principio di eguaglianza, Articolo 3 della Costituzione, non so per quale motivo viene spesso dimenticato.
 
4) La "topfreedom" ovvero (cito da Wikipedia) "la libertà per le donne di stare a petto nudo in tutti quei luoghi dove è permesso farlo agli uomini, come spiagge, piscine e parchi, anche se in principio non ha preclusione verso alcun luogo".

Sinceramente non nego di conoscere poco il fenomeno, il movimento, penso almeno per quello che ho potuto capire leggendo qualcosa a riguardo in questo ultimo periodo che se ben regolamentato potrebbe svilupparsi anche in Italia, ma con molta lentezza e anche con molte critiche. Non è un caso che questo movimento sia nato negli Stati Uniti... Siamo davvero pronti a farlo? E' una scommessa!
 
5) Il ruolo del nostro paese per la promozione dei diritti della donna nel mondo (penso ai vari tipi di discriminazione, al caso delle mutilazioni genitali femminili che nessun discorso di contesto culturale può giustificare, ...).

Purtroppo conosco parte degli abusi che le donne in altri Paesi devono subire spesso per retaggio culturale, ma penso che l'unica cosa che l'Italia potrebbe fare è aiutare ed appoggiare le associazioni già presenti ( e alcune di loro anche molto ben organizzate e operative) nell'intento di  raggiungere più vittime possibili. Ma renderci promotori dei diritti della donna nel mondo mi sembrerebbe alquanto ipocrita. Non siamo un buon modello e  abbiamo davvero tante, troppe cose da risolvere "in casa nostra" che assolutamente non si addicono ad uno Stato-promotore per i diritti delle donne. Basti pensare che l'Italia è al 74° posto nella classifica mondiale delle pari opportunità tra uomini e donne, lo considerereste un Paese modello??
 
Per trovare tutte le candidate che hanno dato le loro risposte ai cinque punti proposti, cliccate qui.
 

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