venerdì 15 febbraio 2013

5 risposte: Sharon Nizza

Sharon Nizza è candidata per la camera dei deputati per il PDL nella circoscrizione estera Asia - Africa - Oceania - Antartide. Ecco le sue risposte ai nostri cinque punti.

1) La protezione della maternità per le donne lavoratrici, in particolare per quelle con un lavoro precario.

La legge 30 dicembre 1971 n° 1204 e il relativo regolamento di attuazione DPR 25/11/76 costituiscono il fondamento giuridico di tutela delle lavoratrici madri. L'ordinamento italiano prevede già il divieto di licenziamento e il divieto di discriminazione al momento dell'assunzione.
Tuttavia non basta la legge, è necessario fare il modo che sia rispettata, ci vuole un cambiamento di mentalità e soprattutto ci vogliono servizi di supporto alle madri lavoratrici, anche autonome. A questo proposito, ritengo si debba guardare ad altre esperienze. Trovo che sia possibile ispirarsi al modello dei "nidi di lavoro" così come diffusi in Israele, il paese dove vivo, e anche nel mondo anglosassone: ossia un servizio di asilo all'interno delle aziende e delle istituzioni (anche nelle università!) per permettere alle madri di lavorare o studiare e di non allontanarsi dai figli. Inoltre si può pensare anche al modello delle Tagesmutter, come nel mondo tedesco, ossia degli asili privati di ridotte dimensioni gestiti da una o due persone.
Ci vogliono incentivi, supporto finanziario e logistico. Per renderlo possibile è necessario far sì che istituzioni pubbliche e private collaborino, soprattutto a livello locale, addirittura di quartiere. Questa rete logistica non solo serve alle madri ma anche ai datori di lavoro, che si impegnano nel sociale senza quindi temere di perdere le proprie lavoratrici. Per quanto riguarda il cambio di mentalità credo che sia già in atto. Sempre più giovani vogliono fare figli dopo una generazione di natalità pari allo zero. Ma la mentalità deve cambiare nei datori di lavoro, negli uomini in particolare. Un'altra via è il sostegno all'imprenditoria femminile, con modelli di business che rispettino la donna e le madri.

2) La tutela della sicurezza delle donne dalla violenza in casa e fuori.

In Italia come in altri Paesi la strategia principale per combattere il crimine consiste nel definire nuove tipologie di crimine e nell'inasprire le pene. Per molti crimini questa strategia si è rivelata fallimentare, compreso il caso della violenza sulle donne. Infatti anche se si dice che meno casi vengono registrati non vuol dire che sia diminuita la violenza, bensì significa che le vittime non vanno più a denunciare le violenze. Pertanto credo che bisogni investire molto di più nella prevenzione e nel sostegno alle vittime. Nel concreto: campagne contro la violenza sulle donne che diano visibilità, rafforzamento dei servizi di sostegno come hotline, supporto psicologico, supporto logistico a donne magari con figli che si trovano a dover scappare, e costituzione di una task force specializzata all'interno della polizia. Spesso le donne vittime di violenze vanno alla polizia e si trovano di fronte aun uomo con cui sono più a disagio, in particolare quando
deve chiedere di certe cose.

3) Il matrimonio per le coppie costituite da due donne.

Il matrimonio per le coppie di tutti i sessi dev'esser visto come un obiettivo da raggiungere indipendentemente se si sia d'accordo o meno da un punto di vista culturale o religioso. Il Parlamento Europeo ha invitato qualche tempo fa gli Stati Membri a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Inoltre, il fatto che molti stati membri lo riconoscano pone non indifferenti problemi di riconoscimento degli istituti e delle sentenze in stati dove il matrimonio omosessuale non c'è. Pensiamo a una coppia che si è sposata in Svezia ha due figli e vive in Italia: i due figli non hanno diritti come non il coniuge, e questa è una discriminazione che non può esser accettata. C'è una questione da definire: matrimonio o unione civile? Diverse società hanno diversi riferimenti culturali dati dalla storia, dalla religione, dall'evoluzione sociale. Se alcune società non sono ancora pronte ad allargare l'istituto del matrimonio alle coppie di donne e di uomini, è doveroso riconoscere le unioni civili, che sono un istituto che tutela tutti, etero e omosessuali.

4) La "topfreedom" ovvero (cito da Wikipedia) "la libertà per le donne di stare a petto nudo in tutti quei luoghi dove è permesso farlo agli uomini, come spiagge, piscine e parchi, anche se in principio non ha preclusione verso alcun luogo".

Quand'ero più piccola questa era una prerogativa delle donne straniere al mare! Ancora, credo che diverse società abbiano un diverso senso del pudore per questioni culturali storiche religiose e sociali. Anche gli uomini devono coprirsi per andare nei bar al mare, in Italia perlomeno. Credo che la nudità femminile, per essere accettata come normale e non come provocazione né come mercimonio del corpo della donna, debba esser oggetto di un lavoro di sensibilizzazione e oggetto di un cambiamento culturale che va oltre il topless al mare.

5) Il ruolo del nostro paese per la promozione dei diritti della donna nel mondo (penso ai vari tipi di discriminazione, al caso delle mutilazioni genitali femminili che nessun discorso di contesto culturale può giustificare, ...).

Vorrei ricordare la figura di Emma Bonino e l'importante lavoro contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) che ha svolto e continua a svolgere, che deve essere un modello per chi si occupa di queste battaglie. Quando ho lavorato in parlamento come assistente dell’On. Fiamma Nirenstein, ho seguito molte attività sui diritti nelle donne, con particolare attenzione all’area mediorientale, dove lo status delle donne non è tutelato nemmeno dopo la “primavera araba”, che si sta rivelando essere più un “inverno islamista”, sempre se vogliammo usare espressioni ad effetto. Voglio continuare a lavorare in questo campo perché l'Italia sia un modello per la protezione della donna, grazie proprio ai cambiamenti che stanno avvenendo e a quelli che saranno introdotti. In ogni caso credo che lo strumento della legsilazione debba andare di pari passo a un cambiamento culturale che può richiedere molto più tempo dell'iter di approvazione di una legge, ma necessario perché le leggi che tutelano le donne rispecchino veramente la cultura di un Paese. Quindi ci vogliono innanzitutto campagne di sensibilizzazione, come quella condotta appunto dai Radicali in primis sulle MGF, e soprattutto il  rafforzamento delle attività dei centri antidiscirminazione.

Per trovare tutte le candidate che hanno dato le loro risposte ai cinque punti proposti, cliccate qui.

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